passione cinema


Il Curioso Caso di Benjamin Button by cornyjr

con Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Ormond, Jason Flemyng

scritto da Eric Roth e Robin Swicord

diretto da David Fincher
tratto
da un racconto di Francis Scott Fitzgerald

Siamo tutti coscienti di quello che è l’andamento della vita. Nasciamo, viviamo come meglio possiamo, vediamo morire le persone che ci sono care e poi ci spegniamo anche noi, il tutto con la speranza che ciò possa accadere “nella nostra poltrona preferita, ascoltando il nostro programma preferito alla radio”. Ogni volta che prendiamo in esame la vita umana nel suo completo svolgersi, lo schema è sempre questo. Ma cosa accadrebbe se le cose per qualcuno, anche uno solo, non fossero così? Nessuno parla del vivere per sempre, ma di una favola della vita al contrario: ed è quello che vive Benjamin Button, nato vecchio e con tutti i malanni di un uomo “già con il piede nella fossa”, e che man mano che il tempo passa ringiovanisce. Un caso davvero curioso, e ringraziamo tutti Francis Scott Fitzgerald per aver scritto il breve racconto da qui a preso spunto il regista, un modo piacevole per vedere le cose da tutt’altro punto di vista, e quindi riflettere meglio sulla cosa in sè, un po’ come diceva John Keating ne L’attimo fuggente quando incitava i suoi studenti a salire sui banchi e guardarsi intorno.

Ma possiamo essere del tutto soddisfatti anche della versione cinematografica della storia? Ci sono voluti tempo e denaro immani per realizzare questo film dalla tecnica indiscutibilmente ineccepibile: potremmo davvero dire di sapere già come apparirà Brad Pitt tra quarant’anni. Ma l’opera in quanto prodotto godibile è troppo pesante. Analizzando l’impianto generale dello sviluppo della storia, si nota che in questo film di quasi tre ore gli eventi sono talmente tanti che ogni fase della vita di Benjamin sembra una cosa a sé slegata dalle altre, e quindi, alla fin fine, quasi inutile, e la storia d’amore contro il tempo che lega il protagonista a Daisy (una Cate Blanchett bella come mai si era vista, una stella brillante e leggera) sembra quasi essere in secondo piano. È difficile creare opere perfettamente equilibrate, nessuno lo nega, ma sembra che stavolta si sarebbe potuto fare meglio con un minimo di raziocinio in più. Che il regista Fincher vi abbia rinunciato perché troppo catturati dalla dolcezza e dal fascino del carpe diem implicito della storia? Fincher a suo tempo ha diretto Fight Club: come si spiega tanta differenza di impostazione? In quel film la regia era veloce, incisiva, correva e catturava: purtroppo qui non accade. Non è sufficiente spiegare questo con la differenza profonda delle due storie: anche se il Brad Pitt di allora produceva in casa la nitroglicerina e quello di adesso è dolce e tranquillo, non c’è ragione perché la trama debba andare avanti all’infinito con quello che appare l’unico scopo: far vedere i cambiamenti di epoca, usi, costumi (soprattutto costumi) di ottant’anni di vita dell’America.

Erica

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